SEAN SCULLY. Long Light

ID Evento 147100

Informazioni

Data Inizio
18-04-2019

Data Fine
06-01-2020

Categoria
Mostre, Mercati e Fiere

Telefono
0332 283 960

Sito Web
Visita il sito

Indirizzo
Villa Panza - piazza Litta, 1 - Varese

Orario
Mar-Dom dalle 10:00 alle 18:00

Ingresso
intero € 15, ridotto da € 7 a € 10, iscritti FAI € 6, gratuito per minori di 5 anni

Totale voti: 159 - Rating: 3.6
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Descrizione

L’idea e le ragioni della mostra SEAN SCULLY. Long Light – in programma a Varese nella splendida cornice di Villa Panza dal 18 aprile 2019 al 6 gennaio 2020 prendono corpo dall’identità e dai caratteri di Villa e Collezione Panza. Scully non è un artista appartenente alla collezione storica di Giuseppe Panza di Biumo, eppure molti temi della sua poetica sono in sintonia con lo spirito che ha animato l’evoluzione della sua ricerca. La centralità della luce e del colore, il pathos tipicamente europeo e l’assertività americana, la predilezione dell’uso del dispositivo della finestra come metafora della relazione, sintetizzano questo comune sentire. Rispetto al linguaggio di matrice minimalista, invece, si evidenzia una netta cesura con Panza di Biumo in quanto l’artista americano, tra il 1980 e il 1985, ne prende le distanze muovendosi preferibilmente su superfici pittoriche con una qualità cromatica più materica e una gestualità che si avvicina a quella dell’Espressionismo astratto.

Gli spazi della dimora varesina ospitano per questa occasione un importante nucleo di lavori realizzati da Scully tra il 1970 e il 2019, allestiti seguendo un percorso cronologico-tematico che focalizza alcuni momenti fondamentali della sua ricerca. Oltre 70 opere, allestite tra le sale al primo piano della villa fino alla Scuderia Grande del piano terra e al Salone Impero, ripercorrono circolarmente i momenti chiave della produzione dell’artista. Dipinti, carte, fotografie, sculture, installazioni e video: dai primi acrilici degli anni Settanta – in cui intricate trame di linee creano illusioni spaziali da capogiro – ai neri monocromi dei Black Paintings e alla serie Doric, composizioni architettoniche distribuite per piani verticali e orizzontali rese evanescenti da un forte tonalismo. Passando ancora per i Wall of Light in cui le abbondanti campiture di coppie di colore – accostate in un dialogo serrato – trascrivono il ricordo della luce del Messico, si giunge all’inedita serie Madonna dove le linee della serpentina e del cerchio riaffiorano sul supporto in alluminio, per arrivare all’imponente serie Landline che racconta paesaggi con espressive partiture di colori in linee orizzontali dove i contorni si distendono e sfumano. La visita si conclude con Looking Outward, un lavoro site-specific pensato da Scully per la serra nel parco della villa e che entrerà a far parte della collezione permanente del bene FAI. Giocando con preziosissime landline di vetro, Scully trasforma la serra in un raffinato caleidoscopio di luci e cromie confermando la sua spiccata sensibilità luministica.

L’artista americano gioca sul binomio colore e luce sperimentando geometrie nuove, divertenti e interessanti proponendo un percorso emozionale “da sentire” per percepire l’arte e il mondo da una prospettiva differente. Sean Scully riprende tutta la sua arte in questa mostra, dagli inizi figurativi, al bivio se tornare al figurativo o proseguire nella ricerca geometrica, fino agli ultimi lavori dedicati al figlio perduto dove la potenza del colore e della forma affronta il tema dell’eterna relazione tra madre e figlio. I lavori convocati in mostra sono stati individuati per raccontare gli aspetti – meditativo ed emozionale, figurativo-astratto e geometrico-figurativo – che convivono da sempre nella poetica dell’artista e che egli ridisegna e riafferma con ogni sua opera. La sua poetica, espressiva e minimalista allo stesso tempo, e la sua ricerca sul colore, il gesto, gli equilibri, le geometrie e la luce dialogano con le opere della collezione permanente, con l’architettura del museo, i suoi spazi interni e l’ambiente esterno, ribadendo ancora una volta la volontà della Fondazione di proporre mostre legate al luogo che le ospita.

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