Anna Del Vecchio – 
Il Blu e l’Inafferrabile


ID Evento 134132

Informazioni

Data Inizio
07-05-2019

Data Fine
12-05-2019

Categoria
Mostre, Mercati e Fiere

Telefono
349 494 5612

Sito Web
Visita il sito

Indirizzo
Galleria Il Laboratorio - via del Moro, 49 - Roma

Orario
Mer-Ven 15:00-20:00, Sab-Dom 15:00-21:00

Ingresso
libero

Totale voti: 7 - Rating: 3.7
Attenzione, non é possibile votare l'evento oltre i 30 giorni dal termine.

Descrizione

Il 7 maggio 2019 presso la Galleria Il Laboratorio di Roma l’artista Anna Del Vecchio presenta il progetto Il Blu e l’Inafferrabile a cura di Francesca Perti. In mostra l’ultima ricerca fotografica dell’artista che esplora la patina storica del colore: il blu lo indaga spogliandolo dalle simbologie e dai significati, facendo apparire mondi sorprendenti. La storia del colore blu è singolare, i greci e i romani sembrano quasi ciechi al blu. Sia in greco antico che in latino è difficile addirittura nominarlo: in Omero la parola KYANEOS indica sia il blu chiaro degli occhi, sia il nero di un abito da lutto ma mai il blu del cielo o del mare, per Omero il mare ha “colore del vino”. Per i romani era addirittura considerato il colore dei barbari, al contrario del rosso che era il simbolo del potere, la tunica dei senatori era infatti orlata di rosso. Questo fatto ha portato diversi studiosi dell’Ottocento a chiedersi se gli uomini dell’epoca classica vedessero il colore blu come lo vediamo noi. In realtà il blu è un colore che l’occidente ha padroneggiato tardi e con difficoltà, il che spiega perché sia rimasto così a lungo in secondo piano nella vita sociale, nelle pratiche religiose e nella creazione artistica. Se i greci e i romani non usano il blu, altri popoli lo fanno: i celti e i germani, “i barbari”, ma soprattutto i popoli del vicino oriente che importano dall’India una materia colorante sconosciuta in occidente: l’indaco. Dal basso medioevo l’indaco comincia a circolare con maggior facilità e lentamente il blu conquista il suo posto nella creazione artistica, pensiamo ad esempio all’abito della vergine che, nel dodicesimo secolo, passa dal nero, simbolo dell’afflizione, al blu, simbolo di virtù morali. A partire dal diciassettesimo secolo, con l’intensificarsi dei commerci marittimi, il blu diventa il colore preferito della società europea, l’aristocrazia fa del blu il colore di moda sostituendolo al rosso: diventa allora il colore dell’amore, della malinconia e del sogno.

Ed è proprio con questo colore che Anna Del Vecchio si confronta con la sua serie fotografica. Come in un percorso a ritroso l’artista penetra con il suo sguardo la patina storica del colore, lo indaga, spogliandolo dalle simbologie e dai significati. Del Vecchio riporta il colore al suo stato percettivo profondo, non gioca con metafore o simboli o riferimenti culturali, ma si pone una domanda: Cos’è il blu? In questa ricerca in cui la luce incontra le superfici dei materiali più diversi, il colore si trasforma e compaiono mondi sorprendenti, un viaggio verso l’intuizione più profonda. Secondo Cézanne il colore è una collaborazione, un’elaborazione tra la mente e il mondo, la mente di Del Vecchio affronta la luce, la scava, la prende di petto e ce la restituisce nuova e purificata ed è una purificazione che riguarda anche noi. L’artista ci costringe a non essere indifferenti, ci obbliga a capire, a guardare, non a vedere, scoprendo un universo dove materia e colore s’incontrano e creando una dialettica tra piano e forma. Di fronte alla ricerca dell’artista e alla domanda che il suo lavoro ci pone, cos’è il blu?, verrebbe da rispondere con le parole di Goethe: Il blu è un’oscurità indebolita dalla luce.

Anna Del Vecchio vive ed opera a Roma. Si è costruita attraverso un percorso appassionato e personalissimo di autoformazione culturale e individuazione tecnica, di viaggi nella fotografia praticata e nella realtà osservata. Un articolato filo creativo l’ha condotta ad esplicitare le sue intuizioni artistiche indagando ambiti tra i più disparati dell’agire umano. Anna Del Vecchio ama definirsi un’artigiana, nel senso di intelligenza pratica ed attitudine mentale a risolvere creativamente i problemi, evitando facili speculazioni ed un approccio intellettualistico alla produzione. Ha esordito nel 1975 a Milano e provincia in mostre collettive. Partita dalla pittura con una predilezione per i gessetti e le opere su carta, si è avvicinata successivamente ad un linguaggio essenziale ed astratto, raggiunto con vari mezzi e materiali. La fotografia è sempre presente, come reportage di viaggio all’inizio; in un secondo momento come fuoco su dettagli impercettibili, incontro casuale con particolari significativi A questa si è aggiunta la sperimentazione sulla luce e le nuance, in digitale. Sue opere si trovano in collezioni e raccolte private in Italia e all’estero, in special modo negli Stati Uniti. Partecipa a mostre personali (annuali), collettive e rassegne d’arte in Italia. Ha ricevuto premi e riconoscimenti ed è citata dalla stampa specializzata.

Mappa