La Rivoluzione della Visione. Verso il Bauhaus

ID Evento 145572

Informazioni

Data Inizio
28-11-2019

Data Fine
15-03-2020

Categoria
Mostre, Mercati e Fiere

Telefono
060 608

Sito Web
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Indirizzo
Galleria Nazionale d’Arte Moderna - via Francesco Crispi, 24 - Roma

Orario
Mar-Dom dalle 10:00 alle 18:30

Ingresso
intero € 7.50, ridotto € 6.50

Totale voti: 418 - Rating: 3.7
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Descrizione

La mostra La Rivoluzione della Visione. Verso il Bauhaus. Moholy-Nagy e i suoi Contemporanei Ungheresi è dedicata all’arte e alla memoria di László Moholy-Nagy, artista d’origine ungherese e figura chiave del movimento Bauhaus nel mondo – in occasione delle celebrazioni per i 125 anni dalla sua nascita e in contemporanea con le grandi manifestazioni internazionali per i cento anni dello stesso Bauhaus nato a Weimar nel 1919. Ospitata alla Galleria d’Arte Moderna di Roma dal 28 novembre 2019 al 15 marzo 2020, l’esposizione – a cura di Katalin Nagy T. –  è realizzata in collaborazione con il Museo Déri di Debrecen, il Museo della Fotografia Ungherese di Kecskemét e l’Istituto Luce-Cinecittà. In mostra in esclusiva per l’Italia una selezione di dipinti, fotografie e grafiche originali a cui si aggiungono tre film dell’artista, opere che attraversano la produzione di Moholy-Nagy nell’arco di tempo che va dagli anni Dieci agli anni Quaranta del Novecento fra Espressionismo e Bauhaus e raccontano i molteplici aspetti del suo lavoro e delle sue teorie costruttive così da offrire un panorama vasto ed esauriente del suo laboratorio creativo. Un percorso fra l’Ungheria e la Germania dove nel 1923 incontra Walter Gropius il quale, profondamente colpito dalle sue opere, lo invita a collaborare al Bauhaus di Weimar. Sarà questo il periodo più significativo della sua attività e l’inizio di quel personale “segno grafico” svolto in pittura così come nella fotografia e nel video che sarà anche l’origine della sua fama come rappresentante per eccellenza della fotografia del Bauhaus europeo a cui contribuì certamente anche la pubblicazione di Pittura Fotografia Film (1925), ottavo volume dei Libri del Bauhaus e primo testo fondamentale della tecnica fotografica contemporanea d’avanguardia.

L’esposizione è arricchita da un’importante sezione di dipinti e fotografie di artisti dell’Avanguardia ungherese, sempre fra Espressionismo e Bauhaus, per la maggior parte mai presentati prima in Italia e provenienti dal Museo Déri di Debrecen (collezione Antal-Lusztig) e dal Museo della Fotografia Ungherese di Kecskemét. Presenti opere di Róbert Berény, Ede Bohacsek, Sándor Bortnyik, Lajos Kassák, Ödön Márffy, János Mattis Teutsch, József Nemes Lampérth, Lajos Tihanyi, Béla Uitz. Tutti artisti che – fra l’Ungheria e la Germania – hanno definito la cultura visiva dell’Europa centrale fra anni Venti e Quaranta. La sezione della mostra Budapest a Roma. Artisti ungheresi nella Capitale fra le due guerre, a cura di Arianna Angelelli e Claudio Crescentini e allestita con opere della collezione della Galleria d’Arte Moderna, è dedicata agli artisti magiari attivi nella Capitale fra gli anni Dieci e l’inizio dei Quaranta del Novecento. Questa parte dell’esposizione racconta in modo approfondito il particolare rapporto di collaborazione creativa e interscambio artistico fra l’Italia e l’Ungheria nel momento di più alta espressione dell’Avanguardia europea del Novecento. Fra gli artisti esposti Istvan Csók, Ferenc Sidló, Béla Iványi Grünwald, Aba Novák, Paolo Molnár, István Réti insieme a video (biennio 1932-33) provenienti dall’archivio dell’Istituto Luce-Cinecittà e girati durante le mostre degli artisti ungheresi a Roma. A rafforzare l’identificazione di una forte presenza ungherese in Italia fra le due guerre e i continui rapporti fra gli artisti dei due paesi – con particolare riferimento all’ “ondata” Bauhaus europea – contribuiranno anche alcuni rarissimi documenti provenienti dal Fondo Prampolini del CRDAV – Centro Ricerche Documentazione Arti Visive della Sovrintendenza Capitolina. Tra questi due lettere autografe inviate da Gropius, in quel periodo presente a Weimar, a Prampolini nel 1922 e 1923 e una lettera autografa inviata dallo stesso Moholy-Nagy all’artista futurista, sempre da Weimar, nel 1924.

In contemporanea nel chiostro/giardino della Galleria d’Arte Moderna sarà realizzata una mostra/installazione dell’artista Sándor Vály (Budapest 1968) dal titolo “Ologrammi Gotici”. Vály – artista figurativo e visivo ungherese che vive in Finlandia – pratica un’arte caratterizzata da una dimensione concettuale e filosofica che non si limita solo alla pittura ma si estende anche alla scultura, alla musica, al cinema e alla letteratura portando alla creazione di opere d’arte basate su un pensiero globale. L’installazione riflette sulla prospettiva della rappresentazione gotica nello spazio tramite il sistema relazionale di spazio e tempo delle luci. La prospettiva gotica ha portato una novità riguardo ai concetti tradizionali del tempo e dello spazio: gli eventi che si verificano in diversi piani temporali qui vengono rappresentati in una sequenza spaziale parallela all’interno di una singola immagine. Dopo l’atemporalità bidimensionale dell’arte bizantina, il gotico infatti – pur raffigurando storie nella loro sequenza spaziale – presenta al contempo un piano temporale lineare. L’eternità cede il posto alla narrazione, alla sequenza spazio-temporale degli eventi. Le relazioni spaziali dell’installazione, nonostante la loro simultaneità spaziale, rappresentano la struttura temporale della memoria. I frammenti spaziali (statue) racchiusi in contenitori polverosi o vetrine nonostante sembrino contemporanei grazie alla particolare illuminazione rivelano forme a volte disegnate con maggior cura, altre volte sfumate dando vita a immagini che evocano corpi antropomorfi non meglio definiti. “L’Ologramma Gotico”, dunque altro non è che la trasformazione della percezione visiva di un oggetto determinata da diverse illuminazioni. Nel caso dell’installazione tuttavia la luce è più di una semplice visione. Si stabilisce un continuo cambiamento di aspetto tra spazio e tempo: il primo è un contenitore che una volta rimosso crea una sorta di spazio interno e forma un’unità con le opere d’arte. L’aspetto del tempo è invece duplice: da una parte i contenitori polverosi rimandano al passato, dall’altra il tempo della natura che appare nelle installazioni video è il contrappunto del tempo circoscritto dell’uomo.

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