MOGANO EBANO ORO! Interni d’Arte a Genova nell’800

ID Evento 149716

Informazioni

Data Inizio
29-02-2020

Data Fine
05-07-2020

Categoria
Mostre, Mercati e Fiere

Telefono
010 271 0272

Sito Web
Visita il sito

Indirizzo
Museo di Palazzo Reale - via Balbi, 10 (Teatro del Falcone) - Genova

Orario
Mar-Dom dalle 10:00 alle 19:00

Ingresso
intero € 6, ridotto € 2, gratuito per under 18

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Descrizione

Dal 29 febbraio al 5 luglio 2020 la monumentale sede di Palazzo Reale a Genova, all’interno dello storico Teatro del Falcone, ospiterà una grande mostra dedicata alla produzione di arredi e arti decorative a Genova nell’Ottocento a partire dai mobili progettati e realizzati dal raffinato mobiliere inglese Thomas Henry Peters (1792-1852) presente in città per trentacinque anni. La sua attività rivoluzionò il settore dell’ebanisteria sull’intero territorio ligure traghettandolo da una elegante pratica artigianale a un livello di produzione industriale e seriale di stampo moderno capace di rispondere tanto alle esigenze della committenza più colta e sofisticata quanto ai più misurati desideri della borghesia delle imprese e dei commerci. L’esposizione MOGANO EBANO ORO! Interni d’Arte a Genova nell’Ottocento da Peters al Liberty – curata da Luca Leoncini, Caterina Olcese Spingardi e Sergio Rebora – offrirà al pubblico un articolato percorso organizzato per sezioni che darà conto di molteplici tipologie di oggetti di arredomobili, dipinti, disegni e bozzetti, porcellane, maioliche, sculture, gessi e fotografie – evocando così le scelte culturali tipiche della nuova alta borghesia delle imprese e dei commerci attiva a Genova a inizio XIX secolo. Un’occasione per mettere in mostra il forte legame di arte e artigianato e la proficua ricaduta che questo binomio vincente ebbe poi sulla produzione industriale del XX secolo.

Sono oltre 200 i pezzi esposti che permetteranno di raccontare più storie, la prima, che introduce ai contenuti e allo spirito dell’esposizione è proprio quella legata al fondamentale ruolo giocato da Peters e per questo il piano superiore del Teatro del Falcone è dedicato alla ricca varietà di tipologie e linguaggi da lui sperimentati nel corso della sua straordinaria parabola professionale. Il segreto del suo successo va ricercato da  un lato in una formula stilistica congeniale al gusto espresso dalla società ligure del tempo e dall’altro nella capacità di far fronte alle crescenti richieste di una clientela sempre più ampia attraverso la creazione e il lancio sul mercato di un ricco ventaglio di tipologie di oggetti di arredo. La sua interpretazione del ruolo dell’imprenditore – con l’introduzione di metodi da protodesign secondo la felice definizione di Antonella Rathschüler – ne fece un precursore della rivoluzione industriale in un Paese per molti versi ancora attardato come certamente fu l’Italia della prima metà dell’Ottocento. Furono numerosi i professionisti che poterono formarsi presso il suo laboratorio e che, dopo la morte del maestro, proseguirono il lavoro in proprio dando vita a officine creative in alcuni casi a lungo attive in città. Tra i nomi degli intagliatori si ricordino almeno quelli di Pietro Lagomarsino, Giacinto Grosso, Pietro Lavarello, Avverardo Fornaroli e tra quelli degli intarsiatori Giovanni Battista Gaolio, vero virtuoso del ramo. Va sottolineato il fatto che tutti gli artefici in questione si formano presso le aule dell’Accademia Ligustica e sono contraddistinti e accomunati d una koinè allargata anche alla scultura in marmo e codificata nei modi di Bartolomeo Fabbri, titolare della Scuola di Ornato.

Il racconto di  questa parabola, che si rende del tutto esperibile grazie a una sequenza di pezzi davvero straordinari e per qualità e per varietà, permetterà in una apposita sezione di rivivere l’atmosfera della Genova risorgimentale con arredi intarsiati, sculture e dipinti che illustrano episodi e personaggi celebri di quella gloriosa epopea (Garibaldi, Mazzini ma anche Bianca Rebizzo e Carolina Celesia) o ancora l’ebanisteria dedicata agli edifici di culto sarà affrontata richiamando in mostra il magnifico coro della Cattedrale di San Lorenzo, progettato da Santo Varni ed eseguito sotto la sua direzione da  una equipe di talentuose maestranze. Il rapporto con le istituzioni cittadine dopo l’unità nazionale è ricostruito attraverso alcuni esempi dell’arredo originario di Palazzo Tursi, rinnovata sede del Municipio, ora non più opera e rintracciati in occasione della mostra e dell’Ospedale Sant’Andrea Apostolo fondato da Maria Brignole Sale duchessa  Galliera e del Teatro Carlo  Felice. Accanto alla dimensione pubblica esiste una committenza privata di primissimo piano che fece mirabile e sontuoso il decoro delle case genovesi del secondo Ottocento: arredi, estrapolati dal più complesso contesto originario, illustrano la vorticosa evoluzione di gusto aggiornato sui modelli di stampo europeo, dal biedermeier all’eclettismo spinto. Alle ceramiche d’arte, complemento decorativo irrinunciabile degli interni di fine Ottocento, viene dedicato un focus presentando una campionatura della multiforme produzione della manifattura fondata nel 1883 a Genova dall’imprenditore Cesare Moreno e dallo scultore Michele Sansebastiano con l’apporto di molteplici artisti tra cui il pittore Giuseppe Pennasilico.

Pur focalizzandosi su Genova la mostra non può fare a meno di rivisitare due fenomeni inerenti le riviere di Levante e di Ponente da considerare tra i più rilevanti per quanto concerne la storia del mobile in Italia, dedicando a essi due distinte sezioni. Si tratta della produzione di sedie leggere di Chiavari a cominciare da quelle di Giuseppe Gaetano Descalzi detto il Campanino – ricercate anche nelle corti di tutta Europa – e di quella di tarsie istoriate eseguite da alcuni straordinari artefici a Savona (i citati fratelli Garassino, Ignazio Scotto, Giuseppe Bertolotto) destinate ad arredi sacri ma anche a tavoli e stipi da esibire con ostentazione nei nuovi salotti borghesi. Tra il terzo e l’ultimo quarto del secolo il linguaggio formulato a suo tempo da Peters si stempera definitivamente nei modi variegati del neorinascimento e più in generale dell’eclettismo. Allo scorcio del secolo, sensibili ai richiami del Liberty, nuove ditte – tra cui si impone quella fondata da Alberto Issel – operano in sintonia con la trasformazione di Genova in città moderna, aperta finalmente a un confronto davvero internazionale. E così l’ultima sezione della mostra è dedicata proprio a illustrare la nascita e la diffusione dello stile Liberty in città nelle sue diverse accezioni, espresse quasi esclusivamente attraverso l’estro inesauribile di Issel. L’importante evento espositivo, sostenuto con il prezioso supporto della Compagnia di San Paolo, è accompagnato da un catalogo scientifico edito da Scalpendi Editore strutturato con saggi e schede a firma di numerosi studiosi di assoluto primo piano. La mostra – organizzata in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia e Savona e il Comune di Genova – sarà accompagnata da un ricco programma di visite e incontri organizzati in successione tra le sedi del Palazzo Reale di Genova e della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola. Nel Salone da Ballo di Palazzo Reale si alterneranno illustri relatori del calibro di Enrico Colle, Alessandra Giovannini Luca, Mauro Natale, Luca Leoncini e Sergio Rebora. Le conversazioni ospitate invece nello splendido salone di Pellicceria spazieranno dal concetto di salotto alla salle de bains, dai nuovi utensili delle antiche cucine alla ricaduta musicale del periodo.

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