SAND – mostra fotografica di Filippo Cavalli

ID Evento 123239

Informazioni

Data Inizio
19-10-2018

Data Fine
23-11-2018

Categoria
Mostre, Mercati e Fiere

Telefono
340 6001631

Sito Web
Visita il sito

Indirizzo
CUBO Gallery e Spazio Entropia - via La Spezia 90 - Parma

Orario
da lunedì al sabato ore 10:00-19:00

Ingresso
ingresso libero

Totale voti: 252 - Rating: 3.2
Attenzione, non é possibile votare l'evento oltre i 30 giorni dal termine.

Descrizione

Sand è una raccolta di “paesaggi di sabbia”, attraversati e fotografati da Filippo Cavalli durante un viaggio in Marocco nel 2017. Nove immagini di questo progetto saranno esposte alle pareti della CUBO Gallery e dello Spazio Entropia al CUBO di Parma dal 19 ottobre al 23 novembre 2018. La mostra, a ingresso libero, è visitabile dal lunedì al sabato in orario 10:00-19:00 e in altre date su appuntamento.

Il fotografo colleziona “sandlandscapes” durante il progressivo allontanamento dai luoghi centrali più densamente abitati del Paese nordafricano, e riflette sulla immobilità e la distanza atemporale tipica di questi territori. Nelle immagini l’uomo compare inizialmente come co-protagonista al fianco dell’architettura, e scompare totalmente negli spazi a margine, caratterizzati dall’assenza e dall’abbandono. Lo spazio desertico nelle inquadrature aumenta parallelamente alla distanza percorsa, e proprio dove l’uomo rivela la propria assenza l’architettura mostra una bellezza di forme purissime, scultoree. L’uomo è piccolo di fronte alla vastità del deserto, dove non è possibile mettere radici: vi restano i segni del suo passaggio, lasciati nel tentativo di addomesticare questo luogo selvaggio.

A cura di Anna Vittoria Zuliani, Sand è dunque una raccolta di fotografie di paesaggi avvolti dalla sabbia del Marocco, immobili e sospesi in un’atmosfera di piccole particelle ocra, miele, arancio e rosa. Il sole alto del mezzogiorno cancella ogni ombra, brucia i colori e sfuma i contorni degli elementi: ogni cosa  sembra illuminata dal suo interno. Il fotografo è spesso solo di fronte a questo scenario nudo sospeso tra la terra e il cielo, la lontananza è tangibile. L’uomo che generalmente lo abita è al riparo, e il paesaggio sembra spopolato: qui domina il confronto tra deserto e architettura.  Quelli di sabbia sono paesaggi che impressionano per la loro essenzialità di forme, caratterizzati da una costante ricerca di soluzioni alle necessità: l’architettura nella sua accezione primitiva e primaria di riparo, i più elementari mezzi di trasporto, l’abbigliamento che riveste la sola funzione protettiva dalla polvere, dal sole e dal vento. Tutto sembra così essenziale e lontano dalla ridondanza dei nostri contesti occidentali, traboccanti, gonfi di oggetti di consumo. L’immutabilità di questi luoghi è al centro della ricerca del fotografo, che ci rivela una essenzialità inconcepibile ai nostri occhi. Potrebbero accompagnare queste immagini le parole che usa il poeta Tahar Ben Jelloun per descrivere il Marocco. “È poesia/generata dall’assenza/un paese che nasce/sul bordo del tempo e dell’esilio/dopo un sonno profondo” (da Stelle velate. Poesie 1966-1995, Einaudi, 1998)

 

 

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